Il cuore del Borneo, il parco di Gunung Mulu

Il cartello inganna come una sirena tropicale. 2 km, fino a quella micro radura dove anche gli alberi di durian selvatico o il colossali dipterocarpi si arrendono e, finalmente lasciano lo spazio alla luce del sole.

Poco più di 2 km per arrampicarsi fino al balcone naturale da dove ammirare i paesaggi dei Pinnacoli di calcare di Guning Api, la montagna del fuoco, uno dei cuori palpitanti del parco di Mulu, il più grande del Sarawak, il Borneo malese.

Forse avremmo dovuto guardare meglio la mappa di quel sentiero, quel segno conto che serpeggia in mezzo agli alberi, e attraversa ravvicinate curve di livello. Per la verità sulla mappa ci sta anche scritto fare molta attenzione, con l’indicazione della presenza di corde e di scale nei 200 metri finali.

E poi bastava fare dei Conti, avevamo dormito sui banconi di legno del campo five, il campo 5, sulle sponde del Meli now, nel fiume delle acque bianche, appena uscite, gel idee bellissime, c’è una stretta gola,, eravamo perciò, sotto i 100 m di quota e dovevamo salire fino a oltre 1200.

02 km 400 m, in verticale. Da percorrere a quattro zampe,, cappone aggrappandosi a fatica agli immensi contrafforti degli alberi, al groviglio delle radici volanti, agli appigli taglienti come rasoi delle rocce di calcare, alle liane che oscillano Ferramolino, hai rampicanti che divorano incessantemente i tronchi più robusti. Stando attenti alle spine e alle formiche, naturalmente. E Alessandra sciuga ben piazzate ai margini del sentiero dal quale transitavano con regolarità un po’ storta animali dal sangue caldo, cioè noi.

La farfalla del raja bianco.

La foresta pluviale ripaga di ogni fatica: È splendida, vitale, delle mille tonalità di verde e di colori invernali. La luce del sole non filtra, muschi e licheni trasformano i tronchi degli alberi in perfetti quadri astratti. Il caldo non è torrido, solo quasi 40 gradi, ma qualcosa di più: Viscoso, boxer respiro. L’umidità al 98% e dovunque. Nel fango scorge le tracce delle rotture dei bambini, i maiali selvatici, il babirussa cacciati dai tigrotti di Sandokan. S’intuisce più che vedere il salto di un gibbone all’ombra all’asta di un bucero.

Poi basta una farfalla per farti dimenticare la stanchezza. Ladro chiara è meravigliosa, le sue ali nere, dissimo, possono raggiungere un’apertura di 17 cm, sono punteggiate macchioline verde smeraldo a forma di piuma è un collare rosso sembra cingere la sua testa.

Fu il grande animalista Alfred Russel Wallace il primo a descrivere nel 1855. Dedico l’insetto a summer’s droghe, bianco, il nemico giurato di Sandokan,, padrone per decenni, del Sarawak. Aveva ricevuto in giovane del sultano di Brunei nel 1842, i discendenti l’hanno governata come proprietà personale fino al 1946.

Sei ore di arrampicata e atterriamo in una specie di culla calcarea che spunta oltre il baldacchino aereo della foresta pluviale. Siamo sopra gli alberi sopra la corona del fogliame. E valeva la pena arrivare fin qui. Il paesaggio e oltre l’emozione, i pinnacoli di calcare sono lì di fronte i nostri occhi.

I pinnacoli della montagna del fuoco.

È una foresta nella foresta, una geografia di rocce appuntite e spezza, scolpite da milioni di anni di piogge monsoniche, alte fino a 45 metri. I pinnacoli della montagna del fuoco sono come pugnali taglienti, lame di spade che riescono a lacerare il manto compatto della foresta. Sono bellissimi.

Vale davvero la pena venire al parco di mulu. Qui si capisce che cos’era il Borneo cos’è ancora oggi la forza della foresta pluviale uno scrittore ha scritto che annullo il senso del tempo e della distanza è perduto. Hai ragione tenison nel 1977 faceva parte di quel drappello di naturalisti e ricercatori della Royal Geographic society che esplorarono palmo a palmo le foreste lo sconfinato il reticolo di Grotte, di fiumi e le montagne di mulu.

Né venne fuori un censimento naturalistico esaltante. I naturalisti, foto di aggettivi impressione uno con i numeri. In Borneo in mezzo chilometro quadrato di foresta, si possono trovare 835 specie diverse di alberi. I ricercatori della Royal Geographic Society, 30 anni fa, si misura con tarli a Lulù recensirlo in un quadrato di 120 metri per 120 284 special. E si limitarono conteggiare solo gli alberi che avevano un tronco con una conferenza superiore ai 30 cm.

Una longboat scivola, una freccia appuntita nel del fiume MelinaU. Questo è uno dei cuori del Borneo malese:, all’alba le nebbie si alzano fiotti dal corso del fiume. Caldo surreale e umidità combattono la loro battaglia mattina. Il paesaggio è da fiaba Tropica harness. Il rombo del piccolo motore fuoribordo interrompere sul passaggio ogni suono della foresta.

Freddy il ragazzo Berlan, popolo del Sahara orientale, provvidenza avverto delle rapide improvvise e dei Banchi sommersi. Ha un suo gesto il barcaiolo raddrizza la ruota, da un colpo di gas e, non appena la chiglia gratta il fondale spegni il motore e lo solleva. I due uomini saltano in acqua afferrano i bordi della barca e spingono con forza. La trova quasi si inarca e le onde increspate della rapida sono scavalcate. Una volta,, 2 volte 10 volte, risalire il Melinau è fatica durissimo.

La riva sinistra del fiume chatta, villaggio penna, il popolo nomade del Borneo, oggi quasi del tutto costretto alla sedentarizzazione, nonostante duro speed ambientalista. Qualche penna,, amò lui tenta di far crescere il riso e di vendere artigianato. Anni fa l’ex vicepresidente Usa,, quando ancora guidava il VVF, li definì come l’ultimo esercito nella battaglia per salvare la Terra. È una lotta persa per sempre? I ragazzi del villaggio di Batubulan pescano con piccole reti pesci guizzanti imprigionati nelle pozze più profonde del fiume., i vecchi dopo anni di foresta,. Mandami il vuoto i giovani aspettano di essere ingaggiati come portatori degli zaini di turisti.

Gli ultimi uomini della foresta.

Qualche traccia di giungla pluviale, forse ancora vergine, appare a monte del villaggio di Batubulan. Alberi immensi svettano sulle colline, rampicanti superbi strangolano tronchi giganteschi, piante parassite prosperano sulle cortecce, fiori scintillanti crescono appesi una ragnatela di rami. La foresta primaria è un caos strabiliante. Il tronco del belian è quello che si chiama Iron wood, legno durissimo e antichissimo. È così resistente che,, morti gli alberi di Banyan restano in piedi ancora per centinaia di anni prima che le radici marciscono e tronco si schianti al suolo.

Il Tapang è l’albero più alto nella foresta tropicale può raggiungere gli 80 metri di altezza ed è il preferito delle api per costruirvi i favi.

Da dietro un albero spuntano all’improvviso uomini magri e scattanti: Sono appena, hanno passato giorni nella foresta, con un fucile dell’aria scassata e due lucide cerbottane lunghi alcuni metri. Le gambe nude sono segnate dai morsi delle sanguisughe. Uomini nomadi vittime della ferocia deforestazione del Sarawak, sono stati costretti a rifugiarsi nei parchi, diventare agricoltore, manda l’autorizzazione a cacciare dentro i confini di mulu.

Maiali selvatici scimmie, cervi sono le loro prede. Nell’ora frecce sono ancora oggi intinte nelle resine velenose estratte dalla corteccia del UPAS. Raccolgono sago selvatico per fare una sorta di polenta, cibo base. I 3 cacciatori scivolano in silenzio, fanno un cenno con la testa e scompaiono.

Steven l’Ivan, esperto guardiaparco, un sorriso malinconico: Il penna potevano sopravvivere con la foresta. Non hanno scampo possono solo rifugiarsi nei parchi,  diventare sedentari.

Il volo dei pipistrelli.

Al tramonto dal quartier generale del parco bisogna raggiungere la Deer cave, del cervo, una delle grotte tunnel più grandi al mondo: Una camera di 120 metri di altezza e 175 di larghezza. Un autentico passaggio sotterraneo sotto il calcare di una montagna.

Antiche storie vogliono che i cervi si radunano all’interno di questa grotta per succhiare l’acqua salata che percorreva da strati e strati di guano.

La grotta del cervo e il rifugio prediletto di un’armata di pipistrelli. Più che un’armata: 5 milioni di animali hanno colonizzato il tetto della grotta e fanno fremere l’oscurità di questo mondo sotterraneo.

E al tramonto, quando il sole scompare dietro le colline di Mulu, anche il cielo sembra vibrare: Milioni e milioni di pipistrelli, com’è che si nuovo, come mettere la rete impazzite e ordinatissima allo stesso tempo, sono alla grotta e se ne vanno nella notte a caccia di insetti.

Il sistema delle grotte nel parco di mulu e celebri speleologi. L’acqua ha scavato per 2 milioni di anni nel calcare di queste montagne e ha creato uno sterminato labirinto sotterraneo. Ogni mezzo secolo le grotte sprofondano di un centimetro ma i soffitti sono solidi quasi incrollabile.

Questa è davvero una Terra antica, le più antiche del pianeta. Joseph Conrad scrisse che il Borneo era il cuore del crepuscolo, la casa del genere umano.