Le perle di Cleopatra e i piaceri di Lucullo

Tra i banchetti rimasti nella storia si deve ricordare quello allestito dalla regina Cleopatra per il suo amante Marco Antonio.

Cleopatra aveva scommesso di riuscire a spendere per un banchetto molto più di quanto potesse fare Antonio, impegnandosi a darne uno che costasse 10.000.000 di sesterzi.

Il banchetto che la regina d’Egitto fece preparare fu magnifico, ma la spesa era rimasta al di sotto della cifra pattuita nella scommessa.

Antonio pensava già di avere la vittoria in tasca, quando Cleopatra si fece portare una coppa colma d’aceto, si tolse l’orecchino fatto di una magnifica perla dal valore inestimabile e, scioltala nell’aceto, bevve.

Prima che la regina facesse lo stesso con l’altro orecchino, Antonio ammise di essere stato sconfitto e pagò la posta.

Un’altra cena rimasta famosa ebbe come protagonista il patrizio Marco Gavio Apicio.

Questi dilapidò la sua immensa fortuna nei piaceri della buona tavola, fino a quando, rimasto con una decina di milioni di sesterzi, ritenne di non poter più mantenere il tenore di vita cui era abituato.

Allora preparò per un’ultima volta una magnifica e sontuosa cena, invitando tutti i suoi amici; alla fine, giunto il momento del brindisi, levò una coppa colma di veleno, bevendo alla vita che stava per lasciare e che si era ampiamente goduta.

Questo è l’epitaffio che gli dedicò l’arguto Marziale: «Sessanta milioni di sesterzi avevi già dilapidato per la tua gola, o Apicio / te ne restava ancora qualche decina. Eppure, come se ormai tu fossi incalzato dalla fame e dalla sete, / come tua ultima coppa hai scelto un calice di veleno. / Niente hai mai fatto di più goloso, o Apicio».

Apicio non fu il solo buongustaio a conquistarsi la celebrità.

Altrettanto noto per i pranzi raffinati e costosissimi che offriva fu Lucio Licinio Lucullo, vissuto tra il 117 e il 56 a.C., da cui viene appunto l’aggettivo “luculliano” per indicare un sontuoso pasto.

A Lucullo, cui fu affidato il comando della guerra contro Mitridate, re del Ponto, si attribuisce l’introduzione da questa regione in Italia del ciliegio.

Il palazzo di Lucullo contava numerose sale da pranzo e per ognuna di esse egli aveva stabilito la somma da spendere per il menu che offriva agli invitati. Plutarco riferisce che una volta che pranzava da solo, vedendo che gli veniva imbandito un pranzo modesto, chiamò l’addetto alla mensa.

Questi si scusò dicendo che, dato che non aveva ospiti, aveva ritenuto non necessario imbandire cibi costosi. Al che Lucullo avrebbe esclamato: «Cosa dici? Non sai che oggi Lucullo pranza da Lucullo?».

Un altro aneddoto famoso racconta che un giorno Cicerone e Pompeo, vedendo Lucullo vagabondare per il Foro, abbiano voluto farsi invitare per quel giorno stesso a pranzo, in modo che non avesse il tempo di fare quei preparativi speciali per cui era famoso.

Lucullo finse di schermirsi per rimandare l’invito a un altro giorno, ma dovette arrendersi alle insistenze di Cicerone e Pompeo.

I due, giunti a casa di Lucullo, non gli permisero di parlare con nessun servo, affinché non desse l’ordine di preparare più cibo di quanto normalmente preparassero per lui.

Ma Lucullo ottenne di dire ai servi che aveva intenzione di pranzare nella sala d’Apollo, ingannando così i suoi ospiti.

Era questa, infatti, la sala più sontuosa dello casa, e i servi sapevano già che tipo di menu dovevano servire e con che ordine e sfarzo si dovesse svolgere il banchetto.

Lucullo, quando pranzava nell’Apollo di solito spendeva duecentomila sesterzi, e così fece in questa occasione, lasciando i suoi ospiti stupiti.