Il Sionismo dalle sue origini ad oggi

Nuove forme di aggregazione e di interpretazione dell’ebraismo e dell’identità ebraica prendevano progressivamente corpo: era l’origine del Sionismo.

Alla nascita di un movimento di riforma religiosa — che predicava innovazioni radicali come l’abbandono della lingua ebraica nel-la preghiera sinagogale e il ripudio di numerosi aspetti della ritualità tradizionale — si contrappose un movimento neo-ortodosso, che cercò di mediare fra le istanze riformatrici e il rispetto di una tradizione millenaria. Sul piano sociale, l’emancipazione civile aveva posto alla ristretta leadership delle comunità ebraiche ined problemi che richiedevano soluzioni radicali; nell’ottica di una società borgghese in cui il lavoro “produttivo” c veniva obiettivo imprescindibile funzionale allo sviluppo di una moderna economia capitalista, si tram va di riconvertire le attività economiche di intere comunità ebraiche.

Il significato di Sionismo

Dopo secoli di segregazione in ghetti o in zone di residenza coatta do’ veniva concesso agli ebrei soloe sercizio del piccolo prestito o il commercio di oggetti e abiti usati, ora ; popolazioni ebraiche europee (generalmente in condizioni sociali assai misere, fatta salva per l’appunto la strettissima élite dirigente) dovevan essere indirizzate il più rapidamente possibile verso l’esercizio di attivil
ta’ compatibili con l’impostazione produttivistica. Non solo; gli ebrei dovevano anch essere educati a vivere nella nuov società borghese in maniera intega ta, procurando di eliminare tutte I possibili distinzioni di lingua e ( comportamento che fino agli eson dell’età moderna li avevano fatti identificare come nazione separata.

La nascita dei nazionalismi in Euro-pa a metà Ottocento aveva, d’altra parte, determinato nuovi e pressanti problemi per la popolazione ebraica. In alcune realtà geografiche, come l’area tedesca, l’adesione e l’appartenenza alla nazione venivano a identificarsi con un’identità culturale, religiosa, linguistica e – sempre più spesso – razziale, elementi che confliggevano apertamente con le aspi-razioni degli ebrei a far parte inte-grante del corpo nazionale. Si anda-rono via via concretizzando manife-stazioni di aperta ostilità antiebraica, determinata dal confluire delle nuove istanze politiche dei nazionalismi con il tradizionale antigiudaismo di matrice religiosa.

Dal 1879 questa nuova ostilità trovò anche una sua denominazione ufficiale in quell’antisemitismo germinato dalla penna del giornalista tedesco Wilhelm Marr, che presupponeva -dal punto di vista etimologico – la pre-esistenza di un semitismo, del quale però difficilmente si riusciva a fornire una definizione che non fosse quella dell’appartenenza a una “razza” differente.

Il significato di Sionismo

L’antisemitismo giocò a più riprese un molo determinante per la nascita e per le vicende politiche del movi-mento sionista; e prima ancora della nascita del sionismo, determinò le prime forme di coordinamento politico fra ebrei di differenti Paesi. Già nel 1858, sulla spinta emotiva seguita al “caso Mortara” (il rapimento di un bambino ebreo di Bologna sottratto dalla Chiesa alla sua famiglia, condotto a Roma, battezzato e istruito nella fede cattolica), era nata l’Alliance israélite universelle, un’organizzazione che si proponeva come o-biettivo statutario il soccorso alle po-polazioni ebraiche perseguitate ed e-marginate dell’Europa orientale.

Non si trattava ancora di un progetto con riconoscibili opzioni di carattere politico: lo scopo dell’organizzazione era principalmente di natura filantropica. Era previsto il finanziamento dei primi movimenti migratori di ebrei russi e ucraini verso l’Europa occidentale e l’America, e con l’andare degli anni l’Alliance divenne sempre più apertamente uno strumento fun-zionale alle linee di politica estera della Francia del Secondo Impero: l’istituzione di numerose scuole del-l’Alliance in Europa e nel bacino del Mediterraneo contribuiva certo a operare nella direzione del progetto di educazione e acculturazione di cui si è detto, ma lo faceva decisamente a favore di una “francesizzazione” culturale e linguistica che non mancherà di lasciare il segno, soprattutto fra le comunità ebraiche del Nordafrica e del Medio Oriente.

Non erano mancati nell’Ottocento pensatori isolati che avevano e-spresso idee che in seguito verran-no riconosciute come precorritrici del movimento sionistico; fra questi il tedesco Moses Hess – socialista e collaboratore di Marx – che nel 1862 scrisse Rom undJerusalem, in cui invitava gli ebrei a organizzare una colonizzazione della Palestina.

Tuttavia, i primi fermenti ideologici che meritano attenzione in quanto direttamente interessati alla nascita del sionismo politico moderno videro la luce in Russia.

Dopo i pogrom antiebraici del 1881-1882, a Odessa Léon Pinsker scrisse un testo, Fautoemancipazione, do-ve per la prima volta veniva pro-spettata come soluzione al problema ebraico e all’antisemitismo la raccolta di tutti gli ebrei in un territorio nazionale.

Al loro apparire, l’ebraismo dell’Europa occidentale censurò le idee di Pinsker come pericolose e impraticabili, per cui le prime manifestazioni di sionismo politico venne-ro organizzate da gruppi minoritari di ebrei russi, radunati attorno all’organizzazione dei Chovevé-Zion (Amanti di Sion).

Questi riconoscevano nell’ebraico la lingua nazionale de-gli ebrei, e davano vita a una rivolu-zione culturale che prevedeva un ri-torno al lavoro della terra e una ri-nascita nazionale. Nell’ambito di questa organizzazione si crearono gruppi di studenti che o-perarono per la prima volta in maniera fattiva per realizzare le prime colonie ebraiche in Palestina.

In pochi anni i Bilu (così decisero di chiamarsi, con un acrostico delle parole del profeta Beth Ya’agov lechù venelechà, «Casa di Giacobbe svegliamoci e partiamo») posero le basi dei primi insediamenti ebraici in Palestina, presso Rishon le-Zion, Rosh Pinna e Zichron Ya’aqov.

Si trattava ancora di gruppi forte-mente minoritari; dopo quindici an-ni di sforzi organizzativi e di accesi dibattiti teorici i sionisti russi non era-no riusciti in realtà a dar vita a un movimento politico, né avevano ottenuto sufficienti finanziamenti per poter programmare un’azione di insedia-mento stabile in Palestina.

Theodor Herzl, il fondatore del Sionismo

Quello che in anni di lavoro non era riuscito ai sionisti russi, doveva realizzarsi per opera di Theodor Herzl, un giornalista di Vienna, ebreo fortemente assimilato che disponeva di notevole spregiudicatezza e di grande capacità di organizzazione politica. Il “mito” sionista lo vorrebbe ampiamente disinteressato ai destini del suo popolo fino a quando — come colpito sulla via di Damasco — non si imbatté nelle immagini delle virulente manifestazioni di antisemitismo che avevano accompagnato l’ affaire Dreyfus in Francia, dove si trovava come inviato di un giornale di Vienna.

In realtà Herzl pensava da tempo alla costituzione di uno Stato autonomo come soluzione alla questione ebraica.

Lo fece inizialmente da un punto di vista fortemente conservatore, arrivando a proporre al barone Maurice de Hirsch e poi al barone Edmond Rothschild di diventare re degli ebrei.

In seguito tentò di sistematizzare le linee del suo programma politico pubblicando nel 1896 un breve scritto, Der judenstaat, lo Stato degli ebrei.

Apparentemente le linee di azio prospettate da Herzl sembrava coincidere con il lavoro svolto Chovevé-Zion, e in un primo momento si sviluppò un’ottimistica o laborazione nel lavoro di preparazione del primo congresso dei sionisti.

Questo avrebbe dovuto svolgersi a marzo 1897 a Monaco di Baviera, la forte opposizione della locale munità ebraica costrinse gli organizatori a spostare la data ad agosto il luogo a Basilea.

I 202 delegati che si ritrovarono a re il punto sulla situazione degli ely nel mondo, concordando sulla r cessità di fondare un movimento c: si ponesse come obiettivo la creazi ne di uno Stato per gli ebrei in Palestina, erano però divisi sulle motivazioni da attribuire a questa azione sulla strategia da adottare.

La visione di Herzl poggiava in pi tica su tre punti fondamentali, sintetizzabili nella necessità di una aut noniia politica per gli ebrei, nell’id che fosse assai limitato il tempo a disposizione per realizzare questa a autonomia e nella consapevolezza cl fossero sostanzialmente le gran masse di ebrei dell’Europa orienta a dover essere innanzitutto coinvotil in questa azione.

I leader russi, come Leo Motzkin o, chad Ha’am (pseudonimo di Ash Ginzberg), da anni ponevano inve l’accento sulla necessità di un adeguato lavoro di preparazione culti rale per una massa di ebrei che ai pariva loro del tutto impreparata a fi buon uso politico di una possibil carta costituzionale ebraica. Ciò nonostante, la leadership di Heii non venne messa in discussione, il congresso si concluse con la votazione…

Prosegue