Streghe, le signore della notte

Padrone di un potere ambiguo e incarnazione di un fascino sinistro, le signore della notte popolano da tempi antichissimi i sogni e gli incubi dell’uomo. È solo nel XIV secolo che l’accusa di stregoneria diventa reale e si pongono le basi per quella che sarà la caccia alle streghe.

Nell’anno 1846 gli inquisitori domenicani Giacobbe Sprenger e Heinrich Kramer davano alla luce un testo intitolato Malleus Maleficarum (il martello delle streghe) in cui denunzia vano quale minaccioso fenomeno l’intensificarsi di pratiche stregoniche: “… Scatenano grandinate, venti dannosi con fulmini, tra cura la sterilità negli uomini e negli animali, i bambini che non divorano gli offrono ai diavoli o li uccidono in altro modo”.

La strega appare dunque dedita a una coppa magia, nella quale si distinguono ele diversi: Distinguiamo tracce di magia ” tempestaria” (il controllo su elementi naturali quali fulmini venti e grandine), di un pericoloso influsso sulla fertilità degli esseri viventi, gli infanticidi rituali, infine di cerimonie demoniache.

Se presi singolarmente i poteri delle presunte streghe non costituiscono un elemento di novità rispetto le credenze testimoniate dalla letteratura del mondo classico e medievale: Ciò che colpisce è invece come dalla fine del 400 in poi tali poteri abbiano contribuito tutti insieme a creare lo stereotipo della strega.

Gli ultimi secoli del Medioevo conobbero grandi sconvolgimenti di ordine sia sociale che culturale: E probabilmente in questo periodo che si delineò graduatamente la figura della strega, ma è in secoli ben più lontani che vanno cercati gli elementi originari che concorsero a costituirla.

La parola latina Strix, da cui deriva il moderno strega, scava letteralmente un rapace notturno, tuttavia nel mondo classico le strisce erano terribili creature dall’aspetto di donne uccello che si procuravano La metamorfosi grazie a un unguento, si recavano in volo a scorribande notturne, sembravano i cadaveri trafugando ne i pezzi per le loro pratiche magiche, uccidevano i bambini nelle culle succhiandone il sangue.

I più famosi scrittori latini ne hanno descritto le atrocità. Nel suo trattato sull’arte poetica, Orazio affermava che le lamiae , altro nome con cui venivano indicate, mangiavano i bambini e poi ne restituivano i corti svuotati, apparentemente intatti.

Ovidio, nei Fasti, le diceva originarie della Marsica, la regione montana compresa tra i monti Sibillini e il Matese, che prossimi romani era circondata di un’aura magica, erano donne uccello, rapaci, che insidiavano la vita degli uomini e dissanguano i bambini aggredendoli nelle culle.

In altri casi le strisce erano donne che esercitava tipo di magia legata ai sacrifici rituali e al mondo infero, come Canidia, Sagana Veia e Folia che in un Epodo o oraziano sacrificano un fanciullo per i loro rituali magici.

Ma soprattutto come la tessala Erichto, che dove calpesta, brucia il seme di una messa II e con l’alito che rompe l’aria che prima non era mortale. Seppellisce nelle tombe anime che ancora vivono e reggono i corpi e per vertendo le esequie trae i cadaveri dei tumuli e le salme fuggono le bare.

Invola dal colmo dei roghi le ceneri fumanti e le ossa ancora ardenti dei giovani. Ma quando i corpi si servono sotto le pietre e perdono gli umori interni, e consunte le middle corruttibili si induriscono, allora avida infuria su tutte le membra, affonda le mani negli occhi si Estasia a scavare i globi ghiacciati e attenta le pallide escrescenze delle mani essiccate.

Numeri fugge dalla stessa, se ha bisogno di sangue vivo che erompe nei primi fiocchi di una gola squarciata, e se le funebri mense esigono viscere palpitanti, si estrae i feti da porre sulle are ardenti da uno squarcio nel ventre e non per la via naturale.

Giocato su toni molto meno drammatici, ma non meno efficace e il celebre passo del Satyricon di Petronio, nel quale Trimalcione offre ai suoi convitati una descrizione delle striges e delle nocturnae che aggrediscono il cadavere di un bambino durante una veglia funebre.

Scacciate le streghe dopo un’ardua lotta, appena la madre si fu gettata sul corpo del figlio per abbracciarlo, si trova tra le braccia un fantoccio pieno di paglia, non c’erano più né cuore né intestini nel nulla: le Streghe se l’erano portato via tutto e avevano messo al suo posto quel bambolotto.

Dall’antichità al medioevo: Un convergere di tradizioni su voli e cortei notturni

Condividono l’origine orientale della Enrique tu di Lucano anche le streghe menzionate da Apuleio nelle metamorfosi, romanzo del secondo secolo dopo Cristo, intriso di magia e misteri orientali, quando veniva detto al giovane Lucio:” tu sei un ragazzo, un forestiero, per giunta. Sappi bene che tu ti trovi in Tessaglia, e che qui le streghe usano strappare, senza riguardo i morti, che pezzo di carne dal volto dei cadaveri. Per essere un mezzo di provvedersi del materiale occorrente alle loro magiche operazioni “.

Molti fra gli autori del mondo antico che avevano parlato delle stringesse furono conosciuti eletti anche nel Medioevo. La cultura medievale,però, si Giovo anche dell’apporto della tradizione celto-germanica, che contribuì a fornire elementi per l’elaborazione del fenomeno stregonico quale si conobbe alla fine del 400.

A partire da una serie di testi redatti a partire dal IX secolo, emerge la memoria di credenze tre cristiane relative soprattutto a divinità femminili che l’evangelizzazione d’Europa stendeva a demonizzare.

Il più noto fra questi scritti e il cosidetto Canon episcopi, nel quale si coniuga nella credenza intorno a donne in grado di volare in corteo di notte al seguito di Diana.

Il testo di probabile origine carolingia, è riferito brevemente da Reginone di Prum tra nono e decimo secolo è in modo meno succinto nel XI dal vescovo Burcardo di Worms:” hai creduto o hai partecipato a quella superstizione della quale sono vittime certe donne scellerate, seguaci di Satana e ingannate dalle illusioni diaboliche? E se pretendono e dichiarano di cavalcare nelle ore della notte più profonda, esse con un innumerevole folla di altre donne, insieme con la dea pagana Diana a cavalcioni su certi animali, e di percorrere il col favore del silenzio notturno spazi immensi, e di obbedire ai comandi della dea come loro signora, e di stare al suo servizio in notti ben determinate “.

Il testo del canone viene incluso in una delle principali raccolte legislative medievali, il Decretum di Graziano, lasciando così una forte traccia nella tradizione posteriore.

Tuttavia, anche altri autori coevi ho appena successivi delineano nei loro scritti credenze simili: Giovanni di Salisbury, nel Polycraticus, menzione a coloro che credono nel corteo di donne al seguito di divinità pagane femminili.

Soprattutto la letteratura del XIII secolo appare il prodica di tal genere di notizie: nel De Universo, guglielmo d’Alvernia parla di misteriose signore della notte, guidate da una “donna abbondanza”, che si riunivano in un allegro convivio, piuttosto che minacciose streghe, questa signora richiamano spiriti o fate che propiziano la fecondità e l’abbondanza.

Sempre nello stesso secolo vanno ricordate le dominae nocturnae del predicatore e inquisitore domenicano Stefano di Bourbon. Questi e certamente responsabile di aver introdotto nella tradizione un tono piuma demoniaco, anche se in nessuno dei suoi testi si associano esplicitamente queste figure alle terribili striges dell’antichità.

Le signore della notte diventano streghe: si grida all’eresia

E invece un testo italiano accento, lo “specchio di vera penitenza” di Jacopo Passavanti, a offrire una testimonianza interessante e innovativa. In un passo del Trattato l’autore riprende la tradizione del Canon e afferma:” ben si trovano alcune persone e specialmente femmine che dicono di se medesime che le vanno di notte in brigata con questa cotale tregenda, e compitano per nome molti e molte di loro compagnia, dicono che le donne della torma che guidano la altre son Erodia che fece uccidere San Giovanni Battista e la Diana antica dea dei greci “.

Anche Passavanti dunque fa riferimento a ” chi va di notte in tregenda con le streghe “.

E’ quindi nel Trecento che, con tutta probabilità, si fondano in modo concreto le due tradizioni, dire seguaci di Diana, le signore dell’abbondanza e della fecondità cominciano a essere definite streghe.

Tuttavia, una volta scandito il percorso mitico letterario di fondazione della figura della strega, è opportuno sottolineare come il rinnovato interesse per lei del basso medioevo si deve ascrivere a più ampie ragioni di ordine giuridico e sociale,

Nel corso del 200 con le persecuzioni anti ereticali favorirono il formarsi di un apparato inquisitoriale, del secolo successivo e soprattutto per volontà di Papa Giovanni XXII, le pratiche magiche vendeva sostanzialmente equiparate all’eresia alcuni manuali di inquisitori, Bernardo Guy e Nicola Eymerich, presero a occuparsene.

Il Trecento soffri di congiuntura particolarmente negative: Una grave crisi coinvolse il pontificato e la Chiesa nella sua interezza, mentre le carestie e le epidemie si susseguirono flagellando la popolazione.

Di pari passo acutizzarsi dei disagi si fecero più intense le paure collettive e monto una crescente diffidenza verso i gruppi che, condizione fisica, sociale, economica e culturale, apparivano marginali: Gli eretici,., ma anche il Brosi, gli omosessuali gli ebrei, accusati delle peggiori ignominie (avvelenamento di pozzi, infanticidi rituali, gravissimi sacrilegi).

Non sono soltanto le fonti scritte a offrire testimonianza di ciò, e sintomatico,, infatti che a partire dal XIV secolo anche l’iconografia rappresente gli ebrei con caratteri assai simili a quelli del demonio.

Un mutamento lento e costante verso la caccia alle streghe

Il passo per aggiungere l’accusa di stregoneria appare dunque breve. Come si è visto le pratiche di tipo magico erano sostanzialmente equiparati all’eresia è, nel corso del Trecento, vennero celebrati diversi processi contro individui colpiti da tale accusa.

In queste temperie, i maghi, le fattucchiere, e gli incantatori divennero pericolosi per la natura ambigua del potere che gestivano.

Per la chiesa e si erano sempre stati il servitore del demonio, ma anche agli occhi di coloro che condividevano la medesima cultura utilizzandola soltanto nei momenti di bisogno (contro le malattie, il malocchio e così via) era evidente come una forza che utilizzavano positivamente potesse, in altra occasione, arrecare danni.

Inoltre coloro che ne avevano fatto un’attività volta a fine di lucro erano spesso personaggi che già vivevano ai margini della società. Sì affermo in tale ambito di polemica anti magica la figura della vetula, anziana donna che dopo una vita trascorsa come meretrice si dedicava a fare la mezzana e la fattucchiera.

Tra la fine del Quattrocento è i primi del 500, così la descrive Fernando de Rojas nel suo romanzo La Celestina:” è da parecchio che conosco all’estremità di questa contrada una vecchia barbuta che si chiama Celestina, fattucchiera, astuta, sagace in ogni sorta di malvagità. L’idea che siano più di 5000 le verginità che si sono ricomposte e disfatte però per la sua in questa città. E spingerà e istiggherà alla lussuria le dure rocce se vuole ”

Tutto questo, è chiaro come l’ambiente sociale fosse già pronto a far da sfondo alla caccia alle streghe,, tuttavia per lungo tempo ancora i processi si svolsero formulando accuse di magia e non di stregoneria.

Mancava infatti ancora un presupposto importante: Uno statuto giuridico con il quale valutare le cosiddette streghe.

A partire dalle legislazioni medievali infatti era stata la credenza in tali fenomeni e non la realtà degli stessi a essere messa sotto accusa.

Lungo tutto il Quattrocento si andò delineando dunque un mutamento lento ma costante di tali concezioni, che passo’ attraverso un recupero linguistico importante: Un rinnovato e massiccio uso del termine latino Strix o del suo corrispettivo volgare strega, quasi sconosciuto ai secoli medievali, per indicare coloro che si rendevano colpevoli di praticare la magia operando guarigioni, facendo fattura o aiutando le donne negli aborti.

Le ostriche,, soprattutto godevano di una fama sinistra, la gravidanza e il parto infatti si prestavano spesso a usi e credenze di tipo superstizioso o propriamente magico.

Un residuo linguistico di tali credenze si incontra nel francese moderno, che definisce l’ostetrica sage-femme, dal latino saga, sapiente, tuttavia questo termine si connota spesso in modo negativo come nelle Metamorfosi di Apuleio dove le sagae mulieres sono quelle striges che assalivano e smembravano i cadaveri.

Se dunque la Strix classica assaliva e dissanguata i neonati, quella moderna rappresentava uguali micro per l’infanzia e in generale per la riproduzione della specie umana, accusa non di poco conto in periodi in cui la sopravvivenza delle famiglie e spesso di intere comunità sembrava minacciata dalla ripetersi continuo di epidemie mortali che suscitavano vere e proprie psicosi collettive.

Nel XV secolo di furono molti predicatori e inquisitori che utilizzarono la artificio letterario del riferimento classico alle striges per denunciare con una certa potenza evocativa i crimini di cui alcune donne si rendevano protagoniste: Tutti svetta il nome del francescano osservante Bernardino da Siena.

Solo alla fine del Quattrocento tuttavia si cominciarono a porre le basi perché la minaccia delle streghe, d’artificio linguistico-letterario, divenisse nel sentire il Comune e nel giudizio della Chiesa un fenomeno reale, dove i crimini erano si voluti e guidati dal demonio, ma perpetrati da uomini e donne al suo servizio: il già citato martello delle streghe e soprattutto la bolla di papa Innocenzo VIII Summis Desiderantes, di due anni precedente, sgombrano il campo da dubbi e resistenze residue, chiamando la cristianità intera a fronteggiare una nuova, civile minaccia che pareva nominarla dall’interno.